Moz Art Wine: 7 note in un calice

Moz Art Wine Brunello di Montalcino

La musica è il vino che ispira nuovi processi generativi, e io sono Bacco che pressa questo vino glorioso per l’umanità e la rende spiritualmente ubriaca.
Ludwig van Beethoven

La musica porta con sé delle storie. Come questa, piena di passione, di Giancarlo Cignozzi, un ex avvocato di Milano, che aveva un sogno, e che, tra il 2000 ed il 2001, cambia vita e si trasforma in Bacco decidendo di impiantare Sangiovese nel suo podere, Il Paradiso di Frassina, a 5 kilometri a nord di Montalcino. 

Il “paradiso”, unico al mondo, prende forma, in 10 ettari sulla terra, sui colli dipinti della Val d’Orcia, ai piedi della collina Montosoli, con un panorama mozzafiato tra boschi, ulivi e viti; nella silenziosa bellezza della campagna senese, ed una sinfonia di musica classica lo aiuta a produrre un vino visionario ed artistico. 

Dal 2008, sia tra i filari, che in cantina, che nel caveau, vengono, infatti, diffuse musiche di Mozart da casse acustiche della Bose Corporation. 

Sembrerebbe un nettare degli Dei con una chiave di lettura musicale. Non lo è.

Spazio all’energia, largo alla meraviglia: gli esperimenti sugli effetti delle frequenze sonore, come manto protettivo sulla vite, sono condotti con il supporto delle Università di Firenze e Pisa. 

Le vibrazioni musicali stimolano, all’interno della pianta, un maggiore scambio di ioni di potassio e calcio tra le cellule, rendendo la pianta più resistente alle malattie, tanto che, dove c’è musica, viene bandito qualsiasi trattamento con rame e zolfo.

Le piante sono, infatti, sane, e la vite sembra avere in questo modo un incremento foliario del 35-40% e del 200-300% nel frutto. Il grappolo è, inoltre, precoce, ha più zuccheri e polifenoli ed un’acidità modesta. 

Non è finita, in vigna si utilizzano pratiche biodinamiche e si producono vini certificati per un totale di circa 40mila bottiglie annue tra Brunello di Montalcino DOCG, Rosso di Montalcino DOC e Maremma Toscana DOC con etichette realizzate ad opera d’arte.

Tra i vini prodotti, Moz Art Wine, è frutto di una selezione tra le migliori uve dei vigneti del Paradiso, una meraviglia, imperdibile, per chiunque ami un vino aristocratico di lunga vita come il Brunello di Montalcino. 

Un’opera che affina, per 36 mesi, in botti di rovere francese, da 30 ettolitri, e, per 12 mesi, in bottiglia, nel caveau sotterraneo, con una produzione annua di circa 18mila bottiglie.

Densità, profondità e longevità: queste le sue caratteristiche.

Intriga allo sguardo con il suo colore rosso granato intenso, ammalia al naso con profondi sentori di prugne mature e marasche che si uniscono a profumi di rose appassite e ad intensi sentori speziati. 

Un bouquet complesso ed elegante in un corpo dal tannino morbido ed equilibrato. 

Affascinante, un vino senza tempo e per lungo tempo.

Accompagna bene piatti a base di selvaggina e grandi arrosti.

Che piacevole scoperta! 

Un grande vino ha sempre una storia da raccontare che spesso si intreccia alla vita del produttore e, se la storia del Brunello di Montalcino è iniziata con quella del viticoltore Clemente Santi che, nella seconda metà dell’Ottocento, cominciò a studiare e a sperimentare un clone del vitigno “Sangiovese” che chiamò “Sangiovese Grosso”, oggi, scrivo perché spero che prosegua con questa nuova sperimentazione di Giancarlo Cignozzi.

L’articolo vuole essere un omaggio alla ricerca ed un elogio alla vita di questo vignaiolo che crede nella biodiversità ed è contro lo strapotere delle aziende di Montalcino che ne hanno, spesso, snaturato il territorio; nonché un inno ad un vino, prodigiosamente, nato dalla sinergia tra la natura e la mano dell’uomo. 

Credo che la storia di un vino guidi nelle scelte e nelle decisioni.

Ho scelto di scrivere di Moz Art Wine perché i territori sono una ricchezza e l’omologazione del gusto una povertà.

Sarà poi perché il Brunello di Montalcino è un’icona dell’enologia italiana ed internazionale, sarà perché è il vino più amato al mondo, sarà perché, come scrive qualcuno, il vino buono nasce sul 43° parallelo, sarà perché Moz Art Wine è, soprattutto, un vino creativo ed innovativo in un mondo omologato, concludo invitandovi ad assaggiarlo e a brindarci, ovviamente, a suon di calici. 

Vi assicuro, che, ogni volta, è un’emozione forte.

Clicca qui e… Cin, Cin!